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GIURO CHE HO DETTO LA VERITÀ: FINO A PROVA CONTRARIA!

Sentenza 10600/2024 Corte Cassazione

La Suprema Corte ha indicato che, in tema di valutazione della prova testimoniale, non sono necessari riscontri esterni.
Il giudice deve limitarsi a verificare l’attendibilità delle dichiarazioni, per logicità, coerenza e analiticità, nonché l’assenza di contraddizioni rispetto ad altri elementi concretamente accertati.

La Cassazione premette che in tema di valutazione della prova testimoniale, il legislatore ha dedicato scarsissima attenzione alla definizione del valore processuale delle singole fonti di prova, a favore di un sistema fondato sul libero convincimento del giudice, (ex artt. 192, comma 1, 189 e 193 cod. proc. pen).

Si può quindi affermare che il legislatore ha autorizzato il giudice a ritenere provato un determinato fatto, purché non sussistano ragioni che consiglino di svalutarne il valore.

Tale è appunto l’ipotesi della testimonianza che “fa fede sino a prova contraria“.

La presunzione di attendibilità della testimonianza è generica e “juris tantum”, in quanto sottoposta al prudente apprezzamento del giudice, all’esito della verifica che questi avrà effettuato della stessa.

Appare quindi chiaro che la garanzia della legittimità della verifica è costituita essenzialmente dal contraddittorio delle parti nell’assunzione della prova: quanto più è pieno il contraddittorio, tanto più completa ed affidabile potrà ritenersi la valenza della testimonianza.