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GLI FACCIO CAUSA E SFRUTTO L’OCCASIONE PER TOGLIERGLI PIÙ DEL DOVUTO: COSÌ IMPARA!

Sentenza 24559/2024 Cassazione Penale

La paventata azione giudiziaria, per scopi eccentrici rispetto a quelli per i quali il diritto è tutelato, o comunque non dovuti nell’an o nel quantum, allo scopo di conseguire un profitto contra ius, configura il “reato di estorsione“.

La minaccia di prospettare azioni giudiziarie al fine di ottenere somme di denaro non dovute o sproporzionate, qualora l’agente ne sia consapevole, individua l’integrazione del delitto, sulla base della pretestuosità della richiesta (cfr. Cass.19680/2022 – 47895 /2014).

Diversa situazione si verifica quando l’azione giudiziaria è effettivamente intentata: in questa ipotesi l’intermediazione del giudice impedisce che si possa ipotizzare la costrizione illecita e l’ingiusto profitto dell’attore, dovendosi quindi escludere la sussistenza dei suddetti elementi costitutivi della fattispecie di cui all’art. 629 cod. pen. (cfr.Cass.50652/2023).

Il giudice esercita un potere di natura pubblicistica, finalizzato all’attuazione delle norme giuridiche ed alla risoluzione dei conflitti di interessi tra le parti, che rende, dunque, non configurabile l’estorsione“.

Ne consegue che non ogni prospettazione alla controparte o a persona terza di esercitare un’azione giudiziaria e tantomeno l’effettivo esercizio dell’azione giudiziaria ancorché caratterizzata da prospettazioni infondate o da richieste economiche esorbitanti il dovuto deve essere considerata come una minaccia finalizzata ad ottenere un ingiusto profitto: è tale solo quella che appare ictu oculi finalizzata a conseguire un profitto ulteriore ed ingiusto, parallelo e complementare rispetto al preteso diritto azionato in sede giudiziaria.

Deve quindi ritenersi che il reato è configurabile, qualora l’azione in giudizio sia strumentale all’ottenimento di un ingiusto profitto per via extragiudiziaria, attraverso una pletora di azioni tendenti a fiaccare la resistenza morale ed economica delle controparti, al fine di giungere ad una transazione al di fuori del giudizio.
Punito anche il delitto di cui all’art. 629 cod. pen., anche nella forma tentata, qualora il fine prefissato non sia raggiunto.