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Il recluso non ha diritto ad essere risarcito, se la cella è stretta, ma gode di ampia libertà di movimento all’esterno.

Lo hanno sancito le Sezioni unite penali della Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 6551 del 19 febbraio 2021, hanno respinto il ricorso del Ministero della giustizia, condannato a risarcire oltre 4 mila euro a un detenuto, che aveva usato diversi criteri di calcolo dello spazio vitale. Le Sezioni Unite hanno chiarito che “i fattori compensativi costituiti dalla breve durata della detenzione, dalle dignitose condizioni carcerarie, dalla sufficiente libertà di movimento al di fuori della cella mediante lo svolgimento di adeguate attività, se ricorrono congiuntamente, possono permettere di superare la presunzione di violazione dell’art. 3 Cedu derivante dalla disponibilità di uno spazio individuale fra i tre e i quattro metri quadrati”. Inoltre nella valutazione dello spazio minimo di tre metri quadrati, la Suprema Corte ha ulteriormente chiarito che si deve avere riguardo alla superficie che assicura il normale movimento e pertanto, vanno detratti gli arredi fissi al suolo, tra cui rientrano i letti a castello.

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