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MA DAVVERO ESISTE ANCORA LA “PUBBLICA FEDE”?

Sentenza 17029/2024 Corte Cassazione

La Suprema Corte ha stabilito che in tema di furto, può essere esclusa l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede, solo in presenza di una diretta e continua custodia sulla cosa da parte del proprietario o di chi per esso, non essendo sufficiente che l’accesso al luogo non sia libero.

La “ratio” dell’aggravamento della pena, previsto dall’art. 625 n. 7, cod. pen., non è correlata alla natura, pubblica o privata, del luogo dove si trova la “cosa”, ma all’affidamento della stessa alla “pubblica fede”, che deve sancirne la protezione: nel senso di rispetto per l’altrui bene da parte della comunità.

Quindi il gravame si configura anche se il bene si trova in luogo privato, cui ha comunque la possibilità di accedere un numero di persone, anche non condomini.
È stato specificato che, detta fattispecie, è esclusa solo in presenza di condizioni di sorveglianza e controllo continuativi, finalizzate ad impedire la sottrazione del bene. (cfr.Cass.6351/2021)
Vi è quindi l’esigenza di una più efficace tutela per le cose, perché ciò che rileva è che vengano “affidate” al rispetto altrui, in assenza di un continuativo controllo.

In conseguenza, per l’esclusione dell’aggravante della “esposizione del bene alla pubblica fede“, è indispensabile una continua custodia, non essendo sufficiente che l’accesso al luogo non sia libero.

Lontani i tempi in cui tutti erano guardiani e responsabili delle cose altrui, nel nome di una “solidarietà” che manifestava la reale esistenza di una “pubblica fede“!